martedì 28 maggio 2013

4 giorni da sola in barca. Anche conosciuti come "il terrore di P'acá y p'allá"

Il meteo resta ostile, indifferente ai nostri programmi. "La Grecia quest'anno ci respinge" dice Giovanni. Ma lui non sa che non è così, la Grecia è casa e non può respingerci. No, sono i veleni locali che ci ostacolano, accumulati in inutili mesi in patria. Roba malsana che ti si appiccica addosso in una vita che non è più tua e che pretende di giudicarti. Perché gli italiani giudicano. Mai come ora, che ho staccato la spina con questo Paese, mi accorgo dell'attitudine tutta italiana a esprimere sempre spietate valutazioni. Con quella odiosa sicurezza di sé, di sapere prima, di aver previsto tutto. Ok, non ho mai sopportato il vizio dell'anti-italianità e ora me ne macchio io per prima. Ma io per prima, ero così. Abbiamo fretta di giudicare, per far vedere che sappiamo, abbiamo bisogno di bocciare per sentirci promossi a pieni voti. E abbiamo perso la curiosità delle differenze, trincerandoci dietro i luoghi comuni e le rassicuranti banali somiglianze.
Alla spasmodica ricerca di un'accettazione sociale che si muove su parametri ben definiti. Io per prima, forse, ero così. Io per prima lo sarei ancora oggi se il sistema non mi avesse espulso e violentemente collocato altrove. Spero che questo ammorbidisca le mie affermazioni, almeno in parte. 
Mi viene da ridere, ora. Che guaio raccontare senza saper raccontare. Il mio sproloquio qui sopra non c'entra nulla con quello di cui volevo parlarvi oggi. Mi fermo e penso "E ora come lo collego?". Uno scrittore saprebbe farlo. Io posso solo sperare che un punto e a capo risolva dignitosamente la situazione.
Punto e a capo.
Il meteo resta ostile. Che si fa? Siamo ormai nomadi, senza posto barca, più lontani del solito dalla meta finale. Stare in porto a Macinaggio ci costa 51 euro al giorno, meno che in molti posti italiani ma sempre di più di quanto possiamo permetterci. Ci sarebbe il nostro posto a scrocco a Cala Galera ma ci secca di chiedere se c'è ancora. Il generoso cugino ha aspettato che partissimo per mettere la barca a mare, ma ora o l'ha già messa o la sta per varare. Non se ne parla, non s'ha da fare. Due le possibilità: rientrare verso il litorale italico e fare tappe brevi nelle finestre di meteo migliori, oppure fare la stessa cosa scendendo Corsica e Sardegna per poi traversare su Trapani, Sicilia Meridionale e via. Questa seconda opzione prevede 100 miglia in più e la traversata del Canale di Sardegna (140 miglia) in condizioni di forte instabilità.
Scegliamo la prima. Torniamo al porto dove siamo nati. La navigazione da Macinaggio è splendida. Il 30 nodi si stempera poco fuori dal porto e si assesta veloce sui 10-12 nodi. Paquita con la pancia pulita, letteralmente vola ad una velocità media di 8,5 nodi. Un unico bordo di bolina larga, con piccolo gancio per scapolare Pianosa, e in 11 ore siamo al Porto di Porto Santo Stefano. Dove fino a pochi mesi fa, eravamo regolari locatari di posto barca. Pagavamo per 12 mesi e ne sfruttavamo a dir tanto 5 nei mesi invernali. Chissà magari ci fanno lo sconto. Neanche per idea, listino alla mano sono 42 euro al giorno. Si può fare, dai. E così ripassiamo dal via anche se nessuno sembra volerci dare le 20.000 lire previste dal Monopoli. Se l'equipaggio fosse rimasto al completo saremmo rimasti in rada, all'Argentario ti sposti facilmente con il cambio dei venti ma, visto che il meteo è ostile, valutiamo che sia il caso che il Capitano ottimizzi i tempi morti, aiutando il suo socio in un servizio fotografico a Sanremo. 
 Paquita in mano mia, vuol dire posto barca con ormeggi ben rinforzati. Giovanni è preoccupato, non capisco perché. Per quanto siano previste libecciate, non saranno peggiori di quelle passate quest'inverno quando P'acá y p'allá restava sola in porto mentre noi perdevamo tempo a sentirci romani. "Si ma stavolta ci sei a bordo tu",  dice lui. Esagerato, sarò distratta, è vero ma che guai vuoi che possa fare?
Mi entusiasmo. 4 giorni da sola con la mia barca. Quante cose abbiamo da dirci, quanta complicità da creare. E quante cose da fare. Voglio lavorare con le mani, pulire, riparare, modificare. Preparo mentalmente una lista (le liste scritte mi inquietano, sono antipatiche e impongono una disciplina).
L'infida spugnetta (ora nel cassonetto)
Compito n. 1.
Durante il lavaggio della carena, complice il ventone di Macinaggio, i quattro osteriggi della barca si sono puntinati di materiale sporco/resinoso. Il compito è eliminare questo effetto puntinato che ricorda la faccia di Jérôme a fine lavoro. Con il mio consueto ottimismo e una dose di energia entusiasta, mi reco sul ponte, armata di spugnetta morbida e shampetto leggero. Nulla… Sporco resinoso batte spugnetta morbida 10 a 0. Ok, ho tante spugne, le passo in rassegna. Provo con la 3m bianca, miracolosa sulle macchie sul gelcoat ma, anche qui, si conclude con un 10 a 0 per il vincitore uscente.
Alla fine trovo, ancora ben cellophanata, la classica spugna verde sottile e abrasiva, quella per cui la mamma dice sempre "Mai usare sulle padelle in teflon". Lo so bene che non va assolutamente usata sul gelcoat o sul plexiglass, lo so benissimo. Però - storicamente- quello che so, di rado ha la meglio su quello che sento sul momento. E quel che sento sul momento, guardando ora l'osteriggio, ora l'infida spugna verde, è che l'osteriggio è decisamente più forte e duro della sua antagonista. Un velocissimo segnale di allarme balena nella mia stanza del buon senso da troppo tempo chiusa a chiave: "cosa diavolo ci fa a bordo una cosa verde???" E questo non lo dico perché, come tutti sappiamo, il verde a bordo porta male. No, lo dico perché estremamente convinta che il verde porti male ovunque. Se non volete che faccia di nascosto scongiuri, quando ci incontriamo, evitate di indossare vistosamente qualcosa di verde.
Visto che sono una ragazza prudente, decido di provare l'infida spugna su un piccolo angolo di osteriggio, tanto per essere sicuri che non graffi. Così faccio, sfrego con forza media, poi aumento e vedo che funziona, il puntinato scompare. Sciacquo e il plexiglass è liscio e pulito senza ombra di graffi. Felice di aver sfatato il mito della spugnetta abrasiva, mi dedico con grande energia a sfregare 3 osteriggi su 4. Il 4° si salva per la mia imperitura tendenza a lasciare sempre i lavori incompiuti. Resterà lì a far da paragone con gli altri per permettermi di valutare bene il danno. Felice e soddisfatta, finisco di sciacquare il ponte e mi regalo una bella birra gelata.
Osteriggio dopo pulizia con spugnetta verde
Oh oh….. Gli osteriggi asciugano sotto il sole impietoso e rivelano ciò che da bagnati celavano. Un precisissimo e uniforme reticolo di graffi infinitesimali. (Avevo fatto un lavoro minuzioso, quindi neanche un centimetro di plexiglass si è salvato da questo effetto abrasivo). Li bagno di nuovo e tornano perfetti. Poi asciugano e il disastro si appalesa di nuovo. Medito sulla possibilità di innaffiare in modalità costante il ponte ma capisco subito che non è la soluzione. Scendo sottocoperta per trovare conforto, magari da dentro non si nota. Le cose sono due: o io ho istantaneamente perso 8 diottrie da entrambi gli occhi oppure il danno è davvero grave. È un effetto fumo di londra inquietante. Per un momento spero che il tempo sia cambiato, che una nebbia improvvisa da "Cime Tempestose" abbia raggiunto il porto e ci abbia avvolti in modo temporaneo. Corro fuori, non c'è Heathcliff. Niente da fare, il sole splende su Paquita, i colori ci sono tutti. Il 4 osteriggio miracolato permette un confronto senza possibilità di appello: ho fatto un bel guaio…
Giovanni, nella sua beata ignoranza, telefona "Sei riuscita a eliminare lo sporco dagli osteriggi?". Ah sì, quello sicuramente è andato via, confermo laconicamente. Ci sarà tempo per confessare.
"Non perdiamoci d'animo" mi dico, perdendomi d'animo. Ci sarà una soluzione, no?
Internet, forum nautici, anche forum di motociclisti. Pasta abrasiva, si chiama la soluzione. Ce l'ho! Provo con batuffolo di cotone a fregare con forza etti di Iosso, pasta abrasiva fine. Poi lucido con panno di lana. Poi sciacquo con acqua e sapone. Risultato: miglioramento del 5%, nessun ulteriore danno. Scendo sottocoperta e faccio foto di confronto che conferma il miglioramento innalzandolo al 7%, non di più. Fuori c'è sempre Londra e il fantasma di Belfagor.
Ok, prendo la macchina, vado a Cala Galera a chiedere consigli. Mi preparo il discorsetto della serie "Francesca, non c'è bisogno che ti sputtani da sola raccontando che hai fatto. Limitati a dire che vuoi togliere dei graffi dal plexiglass, non  dichiarare il colpevole". Arrivo e incontro Filippo, mi dimentico il discorsetto e confesso tutto.
Filippo è praticamente il mio gemello. Stessa barca, sorella di P'acá y p'allá, nato il mio stesso giorno, abbiamo scoperto che i nostri padri hanno lavorato per 40 anni nello stesso ufficio. Non basta, anche Filippo è un ex manager d'azienda che ha detto "Basta" e si è felicemente estromesso dal sistema. Unica differenza: lui tenta di darsi da fare reinventandosi un lavoro, vuoi perché ha due figlie in età scolare, vuoi perché forse ha una camera del buon senso ancora non ermeticamente chiusa. 
Solidale, come solo chi ha la tua stessa barca può essere, prende a cuore il problema e mi accompagna dagli esperti in un giro di ricognizione. Dice di non intendersene di manutenzione ma sicuramente qualcosa più di me (forse parecchio) ne sa. Il verdetto degli esperti è unanime: l'unica è la pasta abrasiva con molto olio di gomito e provata a più riprese. Può migliorare oppure no, dipende dal danno. In ultima analisi c'è la sostituzione delle lastre di Plexiglass che, visti i prezzi, immagino la Grand Soleil trafili all'oro zecchino.
Un po' scoraggiati (ormai Filippo è partecipe del problema) acquistiamo pasta abrasiva a grana grossa. Prima di uscire, Filippo mi suggerisce di prendere anche un foglio di carta vetrata 2000 da usare rigorosamente bagnata con acqua. "Non l'ho mai fatto e non me ne intendo" mi ripete "ma, abrasiva è abrasiva. Magari prova su un angolo piccolo e…. aspetta di vedere il risultato da asciutto prima di procedere".
Pasta abrasiva
Torno a bordo e affronto il mostro con rinnovato ottimismo. Metto via la carta vetrata (ci manca solo che mi metta a scartavetrare poi tanto vale che vada sui monti a cercare le caprette che fanno ciao).
Metto bene lo scotch sulle guarnizioni, batuffolo di cotone e pasta abrasiva e tutta la forza che ho. Panno di lana con la forza che rimane. Poi sciacquo e non canto vittoria, ho imparato a aspettare. Dalle barche vicine, marinai nullafacenti mi guardano perplessi. Il miglioramento arriva al 20% ma si capisce che oltre quello non va. La sera scende e il fumo di Londra è ancora più netto. Il confronto col 4° (bastardo) osteriggio, ridacchiante e semplicemente sporco, resta impietoso.
Mando una foto a Filippo che molto generosamente mi dice che sono sulla buona strada, secondo lui. Ma non è così, lo so, è chiaro che in questo modo non vado lontano.
Dopo pasta abrasiva a grana grossa
Guardo la carta vetrata per un po'. Che danno potrei ancora fare? Provo su un pezzettino piccolo dell'osteriggio più piccolo. Sciacquo e mi dico "qualunque sia il risultato, luciderò domani". Oh oh, ora l'oblò non è più uniformemente rigato e appannato, è quasi uniformemente rigato e appannato, perché una piccola parte è decisamente più appannata. Da sottocoperta, oltre quel punto abrasato con carta 2000 non c'è più Londra, c'è l'oblio, il nulla, la nebbia fitta.
Come Rossella, mi dico "Domani è un altro giorno", chiedo scusa a Paquita, mi mortifico con un'orribile avanzo di spaghetto freddo e una birra semi calda e mi chiedo quale ingrediente manchi al mio cervello. Prima di trovare le risposte che evidentemente non posso trovare, vado a dormire.
Suspense: dopo carta vetrata 2000
Ma oggi è un'altro giorno. Mi sveglio con la sensazione che risolverò il problema. Bando agli indugi, prendo la lucidatrice, perché quando il gioco si fa duro servono le armi pesanti. Rimetto lo scotch di carta sulle guarnizioni dell'oblò torturato, pasta abrasiva fine e via a lucidare.
Miracolo. Funziona.
Il cielo è nero ma sembra che qualcosa, stia dicendo alla pioggia "aspetta un po', dai lasciamo finire sta disgraziata". Prima del caffè del buongiorno, ho risolto più che brillantemente la situazione. Non ho forzato troppo, né con la carta vetrata (forse va bene pure a grana più grossa, chissà…), né con la lucidatrice ma il risultato è un buon 95%. 
Lavoro finito!
Scendo sottocoperta: Londra è tornata a Londra, i colori ci sono tutti, le mie diottrie son tornate indietro. Faccio il gesto dell'ombrello al 4° osteriggio che, per quanto mi riguarda, può tenersi il puntinato resinoso, col cavolo che ci rimetto le mani.
"Chi non fa, non sbaglia" mi hanno detto i più generosi ieri sul forum di Slow Sail.
Che soddisfazione, molto meglio che fare reclàme!

Ho ancora 2 giorni da sola a bordo di Paquita, che dite? Meglio che mi limiti a scrivere?

17 commenti:

  1. Questa è la nemesi per carrettate di account e creativi cui hai fatto le pulci se non peggio.

    Comunque io sono per il "Forza Carigna da sola ce la puoi fare!".

    Certo che se mi confessi tutto al primo battito di ciglia non ti ho insegnato niente. Tutte le cene, il vino e le sigarette sprecate per nulla!.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Coco', anche allora.... non ero una precisa. È che mi disegnavano così... Ed ecco un'altra confessione ;-)

      Elimina
  2. Sulla tua capacità di scrittura nessun dubbio. Sapessi cosa diavolo è un osteriggio potrei consigliarti sul resto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ops.... non mi dire che sto diventando tecnica.... Osteriggio= Quei finestroni che si trovano sopracoperta in barca. Detti anche, quando grandi, passauomo.

      Elimina
    2. Ah!'Na botola trasparente!

      Elimina
  3. SO DI PASTE ABRASIVE APPOSITE PER PLEXIGLAS, FORSE MEGLIO DATE CON MEZZI ELETTRICI SU CUI PUOI SCARICARE PIU FORZA ED IN MANIERA UNIFORME, ALEMNO RENDENDO IL DANNO OMOGENEO...
    ..E AL PIU PRESTO LI MONTERAI NUOVI.. MA E' UN DANNO RELATIVO DAI...

    RispondiElimina
  4. Ma ora il risultato è perfetto!!!!! Molto meglio di prima, vi assicuro!

    RispondiElimina
  5. Allora c'avevo preso...
    Mau

    RispondiElimina
  6. La prima parte (lo sfogo n.d.r.) mi ha depresso, non certo per la scrittrice, ma perché so benissimo come ci sente in certe situazioni!
    La seconda parte....beh scusami ma ci ho messo un bel po' a riprendermi dal ridere, comunque complimenti per la "capa tosta".....vai anche con il quarto :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stavo proprio pensando che non posso lasciare quel 4° così tutto zozzetto. Solo che.... come lo pulisco senza fare disastri? Ci dormo su. Domani è un altro giorno ;-)

      Elimina
  7. Magari direttamente pasta abrasiva fine e lucidatrice, ma non mi assumo responsabilità.....Giovanni ci potrebbe leggere!
    A proposito "Rossella (O'Hara)", potresti cancellare tutto questo ultimo articolo dal Blog e non dire nulla neanche sotto tortura sull'accaduto, magari funziona :)

    RispondiElimina
  8. Ho riso con le lacrime e
    in quanto a suspance sei maestra !Apprezzo anche la tua auto ironia.
    Confesso che non pensavo il plexiglass fosse così reversibile...secondo me è tornato lucido solo per salvarti dalla reazione di Giovanni, per un momento ho temuto per la tua incolumità. Glielo racconterai ? O se ne accorge da solo ?
    Io, invece che con una spugnetta abrasiva da pentole, avrei provato con una leggera rasatura a bisturi ( se si trattava di goccioline ), come si fa sulle tele nel restauro.La prossima volta pensaci, il bisturi si trova forse anche in farmacia, ma ci vuole mano leggera...Forse il risultato sarebbe stato a pois ma sicuramente avresti faticato di meno.
    Mi dispiace per il cattivo tempo,stiamo soffrendo in molti.
    Sai che andrò in barca con Gioia ?
    Ciao !
    La napoletana

    RispondiElimina
  9. Vicky, come al solito la confessione è stata inutilmente fatta subito prima di risolvere il problema ;-)

    RispondiElimina
  10. Sei una brava ragazza !
    Un abbraccio
    Vicky

    RispondiElimina
  11. Oh, bentornati! Già sulla rotta greca?
    Nel frattempo... hai una mail.
    Baci buon vento
    A.

    RispondiElimina
  12. Ti leggo da tempo, e ora non riesco a smettere, sarà che parli di vento di mare di barche di bei posti.. e lo fai sempre con una sottile autoironia, che mi piace molto..
    Forse la richiesta la troverai strana, e la indirizzo anche a chi ci legge, avrei bisogno di sapere che pasta abrasiva hai usato, o se qualcuno conosce qualcosa di simile, ho necessità di "lucidare" le visiere dei miei caschi da moto e non trovo nulla che possa essere adatto senza rovinarle del tutto, un grazie anticipato.. Buon Vento..
    Paolo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissimo Paolo, grazie tante per i tuoi complimenti e per la pazienza di seguirmi :-)
      La pasta abrasiva che ho utilizzato è la Iosso (la vedi anche nella foto) molto nota per le barche per lucidare la vetroresina. Ha una grana abbastanza fina ed è adatta. Sugli osteriggi però non aveva funzionato granché e invece è andata benissimo la carta abrasiva 2000 bagnata in acqua (rigorosamente bagnata in acqua!)
      Ogni plexiglass però è storia a sé, non sono sicura che questi sistemi funzionino per le visiere dei caschi. Se ne hai una su cui fare la prova, tentale entrambe le soluzioni. Ma ricordati, il risultato va visto sempre da asciutto! Buon vento a te!
      Francesca

      Elimina