giovedì 27 giugno 2013

Skyros. Se fossi un'isola.

Se fossi un'isola sarei Skyros. Incoerente nella socialità, inquieta, lunatica. Volutamente lontana dalle rotte, per andarci devi volerci andare perché non è per caso che la incontri. È un'isola piena di sincerità e lontana dalle finzioni. Dà le spalle alle sorelle più famose Skiathos, Skopelos e Alonissos, le tiene a distanza, diffida di loro. Non ne soffre, certe isole preferiscono stare per conto proprio. Poi si lamentano della solitudine. Ma, appunto, è l'incoerenza. 
Chi da Atene va verso la Calcidica, sceglie di solito la via del canale di Halkida stretto tra l'Attica e l'Eubea, ben più facile anche se più lunga del passaggio allo stretto di Doro. 
Skyros è nascosta lì, dietro l'Eubea, quando superi il canale è già troppo lontana, troppo a sud per fare una deviazione. 
Viceversa, chi è alle Sporadi e, non avendo fretta di tornare, progetta di girovagare nell'Egeo, vuole perdere lentamente i gradi verso sud. Cerca di forzare la mano e andare a Est per scendere poi con il vento a favore. 
Ormos Glifadha, a sud di Sarakino.
Il nostro prologo di Skyros è Sarakino, poco più di uno scoglio di roccia a sud dell'isola. Abbiamo individuato una spaccatura nella roccia che nasconde una piccolissima baia. Ci avviciniamo seguiti dal perplesso Luciano che dice "sicuri che c'entriamo?"
Ci si entra giusto giusto in due, in questo fazzoletto di acquamarina perfetta incastonata tra gli scogli. 
Passiamo qui, con ancore e cime a terra, la nostra ultima sera insieme prima di separarci. Leggo negli occhi di Luciano quello stupore felice che noi avevamo nel primo viaggio. "È un paradiso" dice estasiato. 
Mi guardo intorno sentendomi in colpa e chiedendo silenziosamente scusa a quello che ormai considero il mio Paese. Siamo ormai talmente assuefatti a questa bellezza, a questi gioielli sparsi in Egeo che li diamo per scontati. Mentre scontati non sono. Mi diverte pensare a quanti altri paradisi vedrà Luciano su questa rotta, prima di allenare la sua vista a considerarli normali. Peccato separarsi, avrei voluto continuare a vedere il suo stupore in tutti i posti in cui mi sono stupita io. Ma conto di incontrarlo di nuovo. La strada è quella, il punto di ritorno pure. Basta che Luciano accetti che tornare in Italia prima dell'olio nuovo non s'ha da fare. Lo invidio un po', quante cose di cui meravigliarsi ha davanti a sé. Va bene, dai, anche noi siamo entrati nel nuovo, non sarà difficile continuare a stupirci.
Stavros e l'acchiappo della capra.
Non c'è nulla a Sarakino, tolte 2 capre e 5 pastori. "Non sono troppi 5 pastori per due sole capre?" si chiedono Luciano e Giovanni che vanno avanti pronosticando in chiave thriller un funesto proseguimento della serata. Per non lasciarmi prendere dal panico, visto che la chiave thriller concerne soprattutto il destino dell'unica donna presente, dò subito un nome ai due boss del team pastorizio: Spyros e Stavros. Ecco, dandogli un nome, come sempre, riesco a costruirci su un carattere e un'indole benigna. Una storia buona, insomma. Sono salva e dormo tranquilla. 
P'acá y p'allá a Sarakino
La mattina dopo, scopriamo che le capre non erano solo 2 ma un discreto numero e assistiamo a una cerimonia di spartizione del gregge in due squadre. Sembrano le selezioni di Rubabandiera, Spyros da una parte e Stavros dall'altra, scelgono una ad una le capre e le dividono in due gruppi.  Una prende la via dei monti, l'altra resta confinata e mestamente si avvia al recinto. 
È giorno di tosatura! Spyros, Stavros e compagnia bella afferrano una ad una le capre della squadra B per il collo con il bastone (ecco perché ha quella forma) e senza troppi complimenti procedono alla tosatura con forbicioni che per fortuna non abbiamo notato ieri sera. 
Mi tengo a distanza di sicurezza, mentre per Giovanni la curiosità ha la meglio. I pastori lo accolgono con grandi sorrisi, lo invitano a entrare, si propongono anche di fargli un taglio di capelli "à la chevre". Dalla spiaggia li vedo gesticolare, in un dialogo misto di greco e italiano in cui risuona diverse volte "una faccia, una razza", il segnale che sì, dai alla fine ci si intende. 
La costa nord orientale di Skyros, vicino a Achilli
Giovanni torna e mi dice che non ha capito nulla di quel che hanno detto, forse ci hanno segnalato uno scoglio pericoloso all'uscita della cala, o un pesce molto grande di stanza qui, o magari chissà, magari hanno solo detto in greco "una faccia, una razza". Partito Luciano, ci sentiamo un po' troppo soli qui e allora dirigiamo su Linaria, porticciolo a sud dell'isola" per consolarci del distacco dal nostro amico e trovare altre voci.
Il porticciolo di Linaria a Skyros
"A Skyros c'è chi viene una volta e torna per sempre. E chi, invece, la odia da subito e fugge via. È l'energia. C'è un accumulo fortissimo di energia che passa dalla terra all'uomo. La ami o la odi, a seconda di quanto la tua anima vuole energia", mi spiega Giorgos, addetto al wellcoming del porto e tante altre cose.
La sua anima, evidentemente voleva energia. Giorgos vive ad Atene ma da anni sta qui, nel porticciolo di Linaria,  per più di 6 mesi l'anno. "This is my card with my mobile number, please call me for everything you need, I want to know all about you, I'm not only wellcoming you, I'm taking care of you", dice, mentre sistema i nostri parabordi sulla fiancata dopo l'ormeggio all'inglese e ci allaccia alla colonnina per la corrente. "It's my job", spiega con una qualche fierezza.
Un cartello avvisa i diportisti che bisogna recarsi all'autorithy port per pagare il diritto di ormeggio ma che acqua, elettricità e wi fi access sono offerti gratuitamente dagli esercenti di Linaria. 
Dopo questa accoglienza, l'italiano sano, allenato alla diffidenza, immagina che il transit fee sia comparabile a un costo italiano, dove tra l'altro l'ormeggiatore è già tanto se tira stancamente la cima del corpo morto per permetterti di recuperarla, bofonchiando a stento un "je la fisso o je la ridò la cima di poppa?" e facendo poi quasi sempre il contrario di quello che gli viene risposto.
Limeniskos (porticciolo) di Molos
L'italiano sano Giovanni sorride perché è esattamente quello che sta pensando. Io no, sento che la spiegazione è un'altra. 8 euro il transito per notte, in un porto con soli 10 posti barca e dotato di corpi morti. Appunto, la spiegazione è un'altra. 
Se a Skyros non interessa essere benvoluta, ai suoi abitanti sì. Vogliono che tu scopra la loro terra, che tu torni lì, che tu ne parli bene. Vogliono che la loro isola abbia il suo meritato turismo, quello che gli dei, per una collocazione fausta e infausta allo stesso tempo, le hanno di fatto negato.
Agios Nicholaos nella baia di Achille
Quello di Giorgos, non è solo un gentile discorso di benvenuto ma un briefing approfondito, con tanto di test per monitorare le esigenze del cliente e un po' di sano marketing turistico sulle attività commerciali dell'isola. Ci indica subito dove affittare uno scooter, poi lo ritroveremo proprio lì perché è suo anche quel negozio. Giorgos è un multitasking, ha mille attività e, scoprirò poi, diverse società che gestisce anche a Atene. D'altra parte è figlio di un pubblicitario. Ha anche una bella idea di business da propormi, non fosse che sono ancora allergica al business sarebbe davvero valida. Ci penserò.
Cantiere per barche da pesca a Linaria
Intanto, invece di un giorno, decidiamo di raddoppiare la sosta. Well done, Giorgos, a dimostrazione che il marketing quando è trasparente funziona.
4 taverne, 2 bar, 3 minimarket, un piccolo cantiere nautico per pescherecci e un negozio di ceramiche. Questa è Linaria, dove i navigatori in transito convivono con i pescatori. Pacificamente. Anche i pescatori sembrano infatti coinvolti nella filosofia "filo-turistica" di Giorgos.
Dall'altra parte, sul versante nord dell'isola, che ha una forma a farfalla con un istmo che le impedisce di essere due isole, vi è un "Nuovo Marina", virgolettato non a caso.
"Nuova Marina" di Skyros
Non vi è assolutamente nulla in questa darsena quadrata: qualche bitta arruginita, un piazzale incolto. Solo due barche da pesca ormeggiate all'inglese ben distanti dal molo. Si intuisce che è soggetto a forte risacca. Il portolano dice che con più di Forza 4 è proibito uscire e entrare dal porto. Vale a dire, forse un paio di giorni l'anno il porto è usufruibile, non di più. Ovviamente non c'è alcun addetto del porto, alcun ufficio, alcun servizio. Non essendoci clienti non avrebbe gran senso. 
Chiediamo a Giorgos, nostro mentore ormai, che scuote la testa e dice che è un progetto sbagliato aggiungendo a quello che abbiamo già visto che, all'interno della darsena, alcune rocce riducono di molto il fondale e obbligano le barche con un pescaggio superiore al metro ad una ridicola gimkana.
Ci svela però un idea che attribuisce al direttore del porto ma che invece secondo me è sua (o forse è lui stesso anche il direttore del porto?) che mi sembra geniale: scavare un canale per la lunghezza dell'istmo (quasi 3 chilometri di pianura), largo 15 metri e profondo 5. Il canale sarebbe dragato naturalmente dalla corrente da nord e permetterebbe il passaggio da sud a nord in maniera molto agevole. Lungo il letto del canale si potrebbero costruire delle belle casette con posto barca annesso, oltre a aumentare notevolmente sia sul lato sud dell'isola che su quello nord i posti a disposizione delle barche in transito. Mi spiega che il costo dei lavori sarebbe ripagato in brevissimo tempo dalle attività che verrebbero messe in piedi e non dubito che abbia già buttato giù un business plan dettagliato.
Molos - vista dalla Chora
Ma la cosa che mi colpisce nel suo discorso non è tanto la fantasia ardita e l'astuzia dell'idea, mi sto abituando alla mente fertile di Giorgos, quanto una cosa che mi ha detto nel prologo del racconto. "C'è stata una riunione con il comune e l'autorità portuale per capire come riutilizzare quest'area del marina e non dispederdere gli investimenti fatti".  Cioè, in Grecia, quando si fa un errore, ci si siede a tavolino e si cerca di trovare una soluzione. Non di stilare le colpe, né di arrangiare qualcosa per nascondere lo sbaglio. Ma di trovare un'idea che capovolga l'errore in vantaggio. Per l'isola.
La Chora di Skyros
La Chora è silenziosa e sonnolenta. Il museo archeologico raccoglie una piccola collezione di ceramiche dell'epoca del Bronzo proveniente dagli scavi del sito preistorico di Palamari a nord dell'isola.  
Nella leggenda, Skyros fu piuttosto spietata con due eroi greci: Teseo  e Achille. Il primo fu oggetto di scambio tra regnanti, Licomede, re di Skyros lo buttò da una rupe per ingraziarsi Menesteo nuovo re di Atene. Poi il delitto venne fatto passare per incidente, allora si barava ancora con i fatti non potendo contare sulle lungaggini dei gradi di giudizio e sulle leggi ad personam. Il prode Achille invece, venne nascosto a Skyros dalla madre Teti per evitargli il servizio militare che era annunciato funesto. Travestito da ragazza, si faceva chiamare Pirra (rossa) per la sua capigliatura. Ma Ulisse lo smascherò con astuzia, lo prese per un'orecchio e lo trascino nella guerra di Troia. 
Statua di Rupert Brooke
In anni più recenti, il poeta inglese Rupert Brooke visse e morì a Skyros. Qui è la sua tomba e alla Chora negli anni 30 venne eretta statua del poeta.  Completamente nudo, cosa strana per un poeta, cosa davvero amena per gli anni '30. Pare che gli isolani non gradirono questo esagerato realismo ma la statua è ancora lì, senza un drappo addosso.   Forse è per questo che troviamo la piazza Rupert Brooke completamente vuota. Ma se allora il tentativo di boicottaggio non funzionò, altrettanto non mi sento di dire per la protesta che gli Skyrioti stanno portando avanti in questi anni contro un progetto di parco eolico di proporzioni gigantesche che Stato e Chiesa in accordo vorrebbero edificare nella parte meridionale dell'isola. Sarebbe il più grande parco eolico d'Europa, con pale alte oltre 150 metri che permetterebbe alla Grecia di rispettare i suoi impegni con l'Europa di coprire con le rinnovabili il 20% del fabbisogno totale. Ok, cosa buona ma….. tutte qui in questo fazzoletto di terra queste pale? E le specie protette?  
Stato e Chiesa dicevo. Sì la Chiesa ha un suo ruolo: il terreno del paventato parco eolico è del monastero Megisti Lavras e l'istituzione religiosa ha da tempo avviato la trattativa per cedere la terra all'Ente governativo per l'energia. Non so come mai, ma sento che stavolta vinceranno i cittadini. Loro e i pony di skyros a cui sono sicura delle rinnovabili non frega nulla. 
Ne conosciamo due di questi pony caratteristici, Afrodite e Psarou, la loro padrona ci corre incontro e ci invita a entrare, poi si offre di regalarci due uova, qualche pomodoro, almeno di venire a bere un caffè greco. Sono così gli isolani, pieni di energia, hanno voglia di farsi conoscere. 
Quest'isola è deserta, selvaggia, sembra essere irraggiungibile mentre non lo è affatto. Con 40 euro, voli andata e ritorno da Atene e ogni sera a Linaria arriva il traghetto dall'Eubea.
L'arrivo del traghetto a Linaria

Anche qui, l'arrivo del traghetto è un'esperienza da vivere, ma qui di più, qui diventa spettacolo: la perfezione della manovra, allenata a tutti i venti, la millimetrica precisione dell'approdo con lo scivolo di poppa che tocca il molo nel momento esatto. Il lancio delle cime coreografico e preciso. Il tutto sottolineato dalle note di "Così parlò Zarathustra" suonate ad alto volume. No, non è un'aggiunta della mia fantasia. Ogni sera, in perfetto sinc con l'arrivo del traghetto, il bar sul porto fa suonare questa musica. E sembra che la manovra sia a tempo perfetto. La marina e la musica in Grecia sono 2 arti che si incontrano. A noi, invece, toccano gli inchini di Schettino.

16 commenti:

  1. Che scrivevi bene, lo sapevo.
    Ma questa volta (posso dirlo?) ti sei superata.
    Continua così. E grazie.
    Baci ammirati
    A.

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    1. De nada. Te lo meriti e lo sai.
      Nessuno però ha commentato (e in qualche modo confutato...) il tuo titolo citando John Donne. E' grave? :)
      Baci troppo brava.
      A.

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  2. Con " A noi, invece, toccano gli inchini di Schettino.", ti sei superata :)
    Complimenti ragazzi
    Pietro

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    1. Siete decisamente troppo generosi.....ma fate bene eh? ;-)

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  3. Che bello rientrare a casa dopo l'ennesima giornata da dimenticare, dove l'unico conforto è stato sognare di salpare per non tornare più, e potersi rilassare e godere della piacevolissima lettura e delle splendide foto del vostro blog!
    Grazie

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    1. Fernando, quando scrivo penso proprio a questo: la gioia di portare un po' di mare a chi è costretto a stargli lontano :-)

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  4. Bellissimo. E mi mancate! Un saluto da Marmara.

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    1. Lulù, ci manchi pure tu! Torna presto greco!

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  5. Lo stretto di Doro e l'isola di Skiros è stata la rotta classica per i Dardanelli, o Salonicco, al tempo della marineria velica. Per secoli quindi. Poi i motori ed oggi il charter, hanno cambiato inesorabilmente alcuni punti di vista. Non di coloro, evidentemente, che anelano alla Bellezza attraverso l'Espiazione. Rupert Brooke ne è un testimone: una vita di bolina tra la sua divisa di ufficiale della Royal Navy e le trasgressioni dell'arte e del cuore.
    Ancora una volta a dimostrare che amore e guerra formano i marinai ed a volte i poeti. Francesca a quale categoria ti ascrivi? Una non esclude l'altra.
    Silverio

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    1. Silverio, amico mio,
      sono lì che busso alle porte di entrambe le categorie, ma il guardiano di turno apre e dice "Seeee, devi studiare, bella mia, studiare, studiare, studiare"
      Per ora, quindi me ne sto nell'anticamera. Una gran bell'anticamera, devo riconoscerlo. :-)

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  6. Cara Francesca, leggere te è sempre piacevolissimo e spero che darai alle stampe anche il 2013 che mi sembra iniziato fervidissimo, ma vorrei dirti che è un gran piacere anche seguire le risposte dei tuoi interlocutori,colti, profondi ed equilibrati. Che Piacere davvero ! Un grazie anche a loro.
    Ma dimmi, tu hai a bordo la Treccani o hai memoria di ferro dai tempi della scuola ? ( ammesso che si studiassero cose così belle )
    E ancora, l'acqua del mare è così ghiacciata anche dalle parti di Skiros o è solo una caratteristica del Dodecanneso ? Insomma, non vi vedo mai fare il bagno !!!
    Ciao V.

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    1. Vicky,
      bagni su bagni. Qui alle sporadi la temperatura dell'acqua è ottima: mai sotto i 23°. Anche il venticello per ora è più che clemente. Le vele riposano, il motore canta, si inizia a pensare al rifornimento da fare. Per sabato si prevede una bella sventagliata però. A ricordarci che siamo in Grecia.
      Mi unisco a te nel grazie a voi che scrivete, i vostri commenti sono la cosa più bella di questo blog!

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  7. Bravissimi sia per la navigazione che per il blog. Vi leggo ahime da migliaia di chilometri di distanza in un'estate che non e' mai estate.
    Rupert Brooke mori' li' per una setticemia pare dovuta ad una puntura di zanzara infetta su una nave ospedale francese nel 1915. La spedizione era diretta a Gallipoli (Turchia), fu sepolto (dicono in un uliveto ma mi sa che non c'e' rimasta traccia) in fretta e furia sull'isola perche' la nave doveva ripartire.

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  8. Grazie per i complimenti, Nic! La tomba di Rupert c'è. In mezzo agli ulivi nella parte meridionale di Skyros che è limitrofa alla zona militare.

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  9. Ottimo, presi appunti e perfezionato il programma 2016 :-)

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