giovedì 6 settembre 2012

Delos. Al centro dell'Egeo. Al centro del mondo.

Ok, ok. La coscienza, le foto di Giovanni e l’immagine di un fratello archeologo che scuote la testa con disapprovazione mi convincono che non posso andare oltre senza dedicare un post all’incredibile isola di Delos. Che poi, il fratello archeologo, dubito sia in grado di trovare un blog, non per altro, ma credo non sia ancora del tutto consapevole dell’avvenuto avvento dei computer. Ma a un altro archeologo, Ada, che ci segue con affetto e attenzione, chi glielo dice che su Delos non c’è nulla da raccontare?
Ora però, per i motivi di cui sopra e la relatività con esperti del campo, che faccio? Mi metto a descrivere le rovine rischiando degli strafalcioni culturali imbarazzanti? Non è il caso, sono troppo grande per dire che ancora queste cose non l’ho studiate.
Voi direte, “E che ci vuole? Vai su Wikipedia e fai un copia e incolla delle descrizioni più significative, no?”. E che sto qui a sfruttare il motore acceso di una navigazione un po’ rollante per farvi un copia incolla di Wikipedia? D’altra parte, nessuno mi ha commissionato una guida turistica delle isole greche (a proposito, perché nessuno mi ha commissionato una guida turistica delle isole greche? – domanda da non farsi mai, un motivo ci sarà). No, io sto qui solo per raccontare a un piccolo gruppetto di lettori, ormai amici del cuore, quello che vedo dal mio piccolo punto di vista, impreziosito dalle foto bellissime di Giovanni che su Wikipedia e sulle guide di viaggio sicuramente non si trovano (capito, ottuso editore?).
Questo è quello che farò, perché tanto su Wikipedia i miei amici ci sanno andare da soli. E poi mi piace che siano loro, che siate voi, a spiegarmi a posteriori alcune cose che si nascondono dietro quello che ho visto. Perché non si finisce mai di imparare, e questo per me vale più che per altri.
Che Delos sia il centro del mondo, lo decisero gli antichi, tanto che le isole di questo pezzo di mare si chiamano Cicladi (kukloi = anelli) proprio perché posizionate in cerchio attorno a Delos, l’isola che conobbe grande popolarità e successivamente pari debàcle, sia come centro religioso che come snodo commerciale. Oggi disabitata e sito archeologico, sembra che Delos fu fatta emergere dalle acque per offrire un luogo protetto a Leto che doveva partorire i gemelli Apollo e Artemide. Figli di quale padre? Sempre lo stesso, il fedifrago Zeus con l’irascibilissima Giunone al seguito, pronta a fare di Latona avanzi per il gatto.
A Delos normalmente si arriva in battello da Mykonos. Alle 10 inizia un susseguirsi di barche che rigettano omini sull’approdo, omini che poi si sparpagliano nell’enormità del sito e girovagano barcollanti ancora sotto shock probabilmente per i bagordi di Mykonos della sera prima. I fortunati come noi, invece, possono ancorare la propria barca a meno di mezzo miglio dalle rovine, a ridosso dell’isoletta di Kato Remmatia e raggiungere Delos con il tender. Da sottolineare che, con “fortunati come noi”, non si intende solo possessori o locatari di barca ma possessori o locatari di barca che capitano qui in una rara giornata di calma di vento. 
Quando il meltemi si presenta puntuale al lavoro, infatti, questo canale è spazzato dal vento con raffiche violente che rendono piuttosto insicuro l’ancoraggio. Per maggior sicurezza appesantiamo l’àncora appennellandone un’altra per tenerla a fondo. Quando siamo pronti per partire si avvicina un gommone dell’autorità portuale per dirci che non si può ancorare perché è un sito archeologico, ma è sufficiente dire loro che siamo lì proprio per quello e che alla chiusura del sito ce ne andremo perché il nostro ancoraggio diventi legittimo. Quando arriviamo con Bomby a Delos, inauguriamo la giornata e siamo accolti con gentilezza e solennità, nonostante il nostro ridicolo vascello, da un’addetta agli ormeggi che ci indica un moletto a misura del nostro mezzo di trasporto.
Superiamo solo di una lunghezza l’avvento dei pellegrini, consiglio a tutti di fare questa operazione alle 8 anziché alle 9.30 come abbiamo fatto noi. Quella lunghezza però è sufficiente a restare davanti a tutti e ad avere la sensazione di essere catapultati indietro nel tempo. 
Per prima cosa, prima che il sole rovente di una giornata senza vento renda l’impresa difficile, saliamo sul Monte Kithnos da cui si gode un panorama incredibile sulle isole Cicladi qui intorno. Persino bello vedere da quassù quella piccola colonia di formichine colorate che ha iniziato a fluire sull’isola. Ma soprattutto dà gusto vedere P’acá y p’allá tranquilla all’ancora in una atmosfera così solenne e importante. Poi il teatro, le abitazioni di Delos con i mosaici, i santuari e la terrazza dei leoni. A girovagare tra le rovine di Delos mi viene in mente che se la Grecia potesse pretendere la restituzione di tutte le opere che le sono state nei secoli trafugate, forse oggi bisognerebbe rileggere la classifica della crisi economica. 
Abbiamo un così grande debito pubblico? Be’ diciamo che il noleggio della Venere di Milo costa X e cominciamo a detrarre”. Altro che restituire il prestito. Parigi, ridacci la Venere, va’. Io non lo so, ma sono quasi sicura che anche al museo di Berlino c’è qualche opera greca di grande valore. Amici archeologi, datemi lumi,  magari glielo si può fare un discorsetto alla Merkel su questo tema.
Scusate la divagazione ma, quando penso che la crisi greca viene vissuta solo come la crisi greca e non come un problema mondiale di cui tutti i figli della Grecia dovrebbero farsi carico, mi viene voglia di mandare a Strasburgo il Meltemi nelle sue condizioni di salute migliori a far capire a quei signori come stanno realmente le cose. 
Oppure è necessario ricordare ai premier europei di oggi che Delos fu luogo di nascita dei gemelli Apollo e Artemide, due tipetti piuttosto importanti e capaci di punizioni divine, per generare maggiore rispetto nei confronti della culla del mondo. Sfruttando, se non la cultura, la naturale codardia, qualità piuttosto diffusa nei luoghi del potere di oggi.
Anche il Museo è impressionante. La semplicità e povertà dell’allestimento, in contrasto con il grande numero e il valore storico e artistico delle opere, creano un insieme di altissima poesia.. Saltare Mykonos e andare a Delos è stata una gran buona idea. Fare l’opposto è per noi incomprensibile, allo stesso tempo ringraziamo gli dei tutti per queste fortunate differenze di gusto.

3 commenti:

  1. I principali musei europei, Louvre e British in testa, sono stati costituiti, in grande parte, con i reperti d'arte depredati, in Grecia ed in Italia, nelle campagne militari o archeologiche di Francia e Gran Bretagna degli ultimi tre secoli. Questo è noto. Meno noto è invece che i cospicui danni di guerra, subiti dalla Grecia nell'ultima guerra ed al cui risarcimento furono condannate, nel 1946 dalle potenze vincitrici, la Germania ed l'Italia, sono stati pagati agli ellenici solo dal nostro Paese. La Grecia vanta un credito nei confronti della Germania, ben superiore al suo attuale debito.
    Silverio
    P.S.: Interessante l'espediente dell'ancora usata come salmone( se ho capito bene) nell'ancoraggio di Kato Remmania.

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  2. Tutti questi aggiornamenti del blog in pochi giorni sono una manna dal cielo (grigio del baltico)
    Grazie!

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  3. Silverio, sapevo che avresti avuto una risposta confortante. Bene. Mi piace quest'idea del credito della Grecia nei confronti della Germania. Resta da capire come mai l'amministratore del condominio non proponga un conguaglio...
    Oddio, non ho idea se abbiamo usato l'àncora come salmone. Forse più come razza o come polpo. Abbiamo semplicemente attaccato a metà catena un'altra àncora giusto a toccare il fondo per tener bassa la catena della prima. Ottimo effetto anche come ammortizzatore.

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