L’Italia è finita. Per carità, non lo si legga come una (odiosa) pessimistica considerazione sullo stato del nostro Paese che, pur logorato da un ventennio di malgoverno, ha secondo me infinite risorse per riprendersi e far cambiare il vento delle cose. Voglio semplicemente dire, e in senso decisamente più microscopico, che noi, con questa tappa, abbiamo finito l’Italia. Non ne rimane più nulla, siamo arrivati al fondo dello Stivale, siamo come un chiodino di quelli che tengono la para sul tacco. Il tacco ci scalcia e, davanti a noi, il mondo ellenico ci chiama a sé. O forse no, visto che da stamattina soffia un vento di scirocco bello forte che promette di intensificarsi a burrasca domani. Proprio in faccia, proprio di prua, quasi a dirci “Ma no, restate lì! Dovete votare contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua, dovete tornare a sottoscrivere l’abbonamento a SKY che, visto che lo avete disdetto, vi ha telefonato per proporvi 4 mesi gratuiti e un 50% di sconto per l’anno successivo. Dovete partecipare alla riunione di condominio, dovete andare all’assemblea dello Yachting Club, dovete……..”. Ok basta così, sono sirene che non ci convincono, non abbiamo nemmeno bisogno di legarci all’albero maestro. Diciamo invece che ci fermiamo un giorno qui a S. Maria di Leuca a guardarci intorno, parlare italiano, cercare specialità nostrane da portare con noi come buona usanza di ogni italiano all’estero. Ci fermiamo qui a guardare il mare che si sta alzando ma che tra 48 ore al massimo mollerà perché pure per lui, per lo scirocco, è arrivato il momento di tornare a casa, questa non è la sua stagione, credo che oggi sia il suo disperato canto del cigno. Aspettiamo quel che serve e poi, insieme al mistràl, si va per questo breve braccio di mare che ci divide da Othonoi. A S. Maria di Leuca non è ancora stagione. Il porto è semivuoto, dieci posti dopo alla nostra destra un Mangusta 80 (motosCafone di 25 metri e tre piani di altezza), il cui proprietario stamattina quando siamo arrivati, camminava fiero sul ponte, a petto in fuori e mento tronfio mussoliniano, sentendosi il più figo del bigonzo e ora invece, giace depresso e infelice sul suo divano in pelle nel piano inferiore: è infatti arrivato da poco e l’hanno crudelmente sistemato accanto a lui, un altro motosCafone di 40 metri, sempre 3 piani ma più alti, che gli ha tolto completamente la visuale e soprattutto - ed è chiaramente ciò che lo addolora - la visibilità. Credo stia pensando che è arrivato il momento di cambiare barca… Nel frattempo tra loro sembra essere esplosa una competizione a suon di secchielli di Champagne, ostriche e beluga. Noi invece, abbiamo pranzato - indoor per non provocare ulteriori invidie - con una burrata di mezzo chilo e un filone di pane d’Altamura.
Alla nostra sinistra invece, sempre diversi posti più in là, due barche a vela ridotte ai minimi termini (disalberate e con visibili segni di essere andate alla deriva): sono due scafi posti sotto sequestro che erano stati rubati in Grecia, utilizzati per il trasporto di clandestini e quindi abbandonati per mare. Brutta roba… ma qui credo che sia all’ordine del giorno.
Francesca ... ma lo sai che le vele nere sono la dannazione anche della storia di Tristano e Isotta? Nord o sud che sia le leggende sono sempre le stesse. Per noi che veniamo dal classico, beninteso. Se pure maritate a degli scientifici. Comunque, non vi perdete il Peloponneso. Cosa darei per essere lì a scendere cala per cala tutte le dita fino ad arrivare a capo Matapan dove spero che ancora oggi parlino solo il greco ... Ma lo dubito! Ada
RispondiEliminaSul fatto che lo ionio sia poco vivace aspetterai a dirlo.... un mese fa abbiamo preso 9 ore di vento a 45 nodi e mare che non ti dico...... speriamo che a voi vada meglio! Consiglio vivamente il passaggio di Corinto: bellissimo e emozionante! Ci si vede in Egeo. Noi un po' già ci siamo
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