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In navigazione verso Kastelorizo, 2014 |
"Ma non sei stufa di tornare in Egeo?”
Questa è la domanda che mi sento rivolgere spesso negli ultimi tempi. Sono passati 5 anni da quando, in un momento che era perfettamente equidistante tra l’inizio dell’attività lavorativa e quello che avrebbe dovuto essere l’inizio dell’età pensionabile, ho deciso di dire addio a una vita incentrata sul lavoro, di spingere il tasto “prossima fermata” e prendere il mare per lunghi periodi.
Da allora, ogni anno, P’acá y p’allá salpa dall’Argentario sempre diretta nello stesso punto: quel magico pezzo di mare costellato di isole che si chiama Egeo.
Quest'anno lo farà per la sesta volta.
I veri navigatori, o sedicenti navigatori, mi guardano con sospetto. Sembra che un viaggiatore che si rispetti si muova sempre verso l’ignoto, abbia fame di conoscere tutto e di circumnavigare il globo. Per questo, la sua meta è sempre un po’ più distante da casa e mai e poi mai tornerebbe dove ha già fatto scivolare la chiglia. Oppure ci tornerebbe, ma c'è già stato e allora, che racconta? Quasi come se per un viaggiatore l'importante fosse mettere la propria bandiera su un sasso. Fatto, si può dire "Io ci sono stato". E poi? C'è un premio?
Il problema è che io amo l’ignoto ma poi mi ci affeziono. Il mio viaggiare è in fondo un costante e continuo cercare casa. E la trovo sempre, ogni anno e in ogni isola, e la casa, si sa, si fa fatica a lasciarla. Ci riesci solo se prometti a te stesso che vi farai ritorno. A questo punto ho centinaia di “case” sparse in Egeo, sono le isole che ho visitato, piccoli autentici paradisi mediterranei.
Certo, è una casa che ti somiglia. Vicina, con le tue stesse radici, con una Storia in cui ti è facile riconoscerti. Perché viaggiare non significa necessariamente andare dall'altra parte del mondo e nemmeno lontano se non hai l'obbligo di dover raccontare al mondo un'impresa. E io le imprese non le ho mai amate.
Quando prendi la tua vita, la butti all’aria e prendi il mare cambiando tutte le tue regole e le tue abitudini, sei decisamente in cerca di un altrove. Non mi sarei fermata finché non l’avessi trovato. Fortuna ha voluto che il mio altrove era davvero vicino.
L’Egeo è l’ultimo paradiso navigabile del Mediterraneo. Qualche migliaio tra isole abitate e scogli selvaggi seminati in un mare blu, spazzato da un vento imperioso. Un popolo splendido, simile a noi ma diverso da noi: accogliente, ospitale, generoso, soprattutto con chi arriva dal mare. Più sofferente di noi in questi tempi difficili, eppure meno sofferente di noi grazie alla sua indole.
L’Egeo è il mare dove navighi sereno: la vita ha un costo davvero basso, i porti sono sempre accessibili e la sosta, quando costa, costa un’inezia. Tante isole, tutte vicine, è un mare da traversate giornaliere, impegnative anche, ma con tante terre emerse che ti offrono sempre un punto di arrivo, per lo più solitario perché lo spazio è tanto e c’è posto per tutti.
Poi c’è lui, il Meltemi, quel vento un po’ bastardo che quando arriva non smette mai, neanche di notte ed è talmente vivace da diventare, di fatto, un ospite a bordo. Anche a lui mi sono affezionata e non potrei più farne a meno. Ci vuole tempo ma a un certo punto capisci che è il Meltemi a far bello l'Egeo.
Ho smesso di scrivere questo blog un po' prima di finire le isole abitate, l'altr'anno ne mancavano tre, Thasos, Samotracia e Lesbo, di cui su questo blog non v'è traccia. Il silenzio è sceso in me prima di completare quell'inconsapevole e quasi casuale marcatura del territorio. Oddio, a suo modo un'impresa, bleah! Non diamole importanza, così si può continuare a ritornare.
E il resto del pianeta? E la circumnavigazione del globo?
C’è tempo e poi chi l’ha detto che abbiamo una sola vita?